Dove interviene il vino nel metabolismo?

Per poter svolgere le funzioni di catabolismo ed anabolismo il corpo umano conserva particolari condizioni di acidità ed alcalinità in grado di favorire i processi di scissione ed assimilazione.
Il vino, consumato in dosi moderate, è in grado di contribuire efficacemente al mantenimento di questo equilibrio ed interviene attivamente nel metabolismo di grassi, zuccheri e proteine.
Non dobbiamo dimenticare che il vino presenta un pH acido, oscillante intorno a 4,5 ed un suo eccesso può quindi portare uno scompenso nell’equilibrio organico.

Nella composizione chimica notiamo che il vino presenta anche vitamine del gruppo B, di cui ricordiamo la B2 o ribloflavina, implicata attivamente in reazioni antiossidative del metabolismo.
Il vino interviene anche nella stimolazione della secrezione del succo pancreatico, favorendo quindi l’assimilazione di oli e grassi.

Altre importanti caratteristiche risultano l’apporto di iodio all’organismo da parte dei vini di produzione costiera e l’apporto di potassio da parte dei vini ricchi di acidità, che predispongono l’organismo per una più efficace eliminazione di urati stimolando proprietà diuretiche.
Rientrano in quest’ultima fascia, ad esempio, i vini a base di vitigno Barbera per quanto riguarda i rossi ed i vini da vitigno Erbaluce, Muscadet e Chardonnay per quanto riguarda i bianchi.

Particolarmente rilevante è il ruolo assunto nel metabolismo degli zuccheri.
La presenza di cromo è in grado di stimolare la produzione di insulina diminuendo l’insorgenza di patologie diabetiche.
Inoltre il vino risulta ricco di fruttosio, uno zucchero monosaccaride con la proprietà di non essere insulino dipendente risultando quindi non dannoso anche per i soggetti diabetici.
Il glucosio infatti, altro zucchero presente nel vino, avendo proprietà fermentescibile viene utilizzato nel processo di fermentazione alcolica del mosto e la quantità risulta notevolmente ridotta in particolare nei prodotti con presenza minima di residuo zuccherino, quelli genericamente definiti in fase di degustazione come “secchi”.

Una ricerca compiuta negli Stati Uniti ha dimostrato che l’alcool aumenta l’azione ipoglicemizzante dell’insulina e le conclusioni rivelano che è stata riscontrata una diminuzione del 40% di probabilità di insorgenza del diabete nei soggetti adulti e bevitori moderati.
Notizia curiosa, in Germania è stata concessa la possibilità di vendere “vino per diabetici” in farmacia, ovvero la possibilità di apporre in seguito a rigidi controlli un’etichetta sulla bottiglia che certifichi il beneficio di quel prodotto nei soggetti diabetici.
Il prodotto ha riscontrato un grande successo ed attualmente risulta in vendita presso 14.000 farmacie tedesche ed è di origine italiana, ottenuto dalle denominazioni Cortese di Gavi e Barbera d’Asti.
Per ultimo è necessario ricordare che il fruttosio è acariogeno e non risulta quindi dannoso per i denti.