Tutte le bevande citate risultano essere alcolici, ma in percentuali notevolmente differenti.
- Vino: da 5,5% a 20% (mediamente 12,5-14%)
- Birra: da 4% a 6%
- Superalcolici: da 22% a 70% (mediamente 30-40%)
Sono definiti analcolici tutti quei prodotti contenenti fino ad un massimo di 1,5% di contenuto alcolico, superalcolici tutti i prodotti che superano i 22% ed alcolici il resto delle bevande con contenuto di alcool variabile tra 1,5 e 21%.
I superalcolici vanno bevuti in dosi decisamente limitate e soprattutto esclusivamente a stomaco pieno, per non influire sul fegato. Ricordiamo che secondo recenti studi i superalcolici risultano la causa principale del fenomeno alcolismo a causa dello spropositato uso e consumo.
Per quanto riguarda la birra possiamo affermare con certezza che rappresenta una bevanda molto diffusa, in Italia soprattutto nelle fasce giovanili.
L’errore più comune è consumarla fuori dai pasti, in dosi spesso poco moderate.
Occorre ricordare che tra tutti questi 3 prodotti solo il vino contiene un quantitativo rilevante di polifenoli ai quali viene attribuito il principale potere terapeutico e curativo.
Comparando i tre tipi di bevande relazionate al tasso di mortalità, M. Groenback ha concluso che il vino è in assoluto la bevanda alcolica più consona al nostro organismo, in base alla sua composizione chimica.
Particolarmente ricchi di polifenoli risultano i vini ottenuti da vitigni Nebbiolo, Teroldego, Pinot Nero, Lagrein, Marzemino, Corvina, Croatina, Vespolina, Merlot, Carignano, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Sangiovese e Aglianico, anche se il quantitativo finale è soggetto al sistema di vinificazione.
26 August 2006 alle 7:12 am
Chi l’ha detto che bere vino fa male?
Cominciamo a far luce su una vecchia credenza, quella che il vino faccia male. Iniziamo leggendo un post di Simone Carletti.
26 August 2006 alle 7:13 am
Ottime indicazioni. Ho aggiunto un commento al mio post che sollevava il tema, con il link a questo articolo.
26 August 2006 alle 11:26 am
Ciao Simone,
ti faccio una domanda rispetto all’ultimo paragrafo del tuo post.
Tu citi dei vini che per natura sono ricchi di polifenoli. Negli ultimi tempi, il “nostro” vino pugliese di punta, il “Primitivo di Manduria”, viene spesso citato nelle pubblicazioni di settore per la sua particolare composizione organolettica e per l’elevato contenuto di polifenoli.
Mi confermi tecnicamente ciò oppure ritieni possa essere una abile manovra di marketing per spingere la vendita del Primitivo ed in generale del vino pugliese (spesso a fasi commerciali alterne)?
Ciao, Pietro.
28 August 2006 alle 1:26 pm
Ciao Pietro,
il Primitivo è un vitigno decisamente interessante riscoperto negli ultimi anni anche grazie alla massiccia diffusione californiana dello Zinfandel, un vitigno che sembra avere le stesse origini del cugino (forse anche fratello) Europeo.
Non ti saprei dire esattamente in quale posizione si trovi il Primitivo in una scala di contenuti di polifenoli, tuttavia la sua vinificazione è tale da provocare di norma un’alta estrazione di contenuti dall’acino, polifenoli compresi.